Contattaci

Per informazioni sulle nostre attività o per collaborazioni contattare la Presidente Annarita Bini all’indirizzo email smartlabeurope@gmail.com, oppure compilare il seguente form

Scegliere un libro da leggere

Accade spesso, alla fine degli incontri del gruppo di lettura, che dopo aver parlato a lungo del libro condiviso emerga una domanda apparentemente semplice: “Cosa leggiamo la prossima volta?”.

In quel momento si apre quasi sempre una conversazione più ampia, fatta di dubbi, entusiasmi, suggerimenti e riflessioni sul nostro modo di leggere oggi.


Qualcuno tira fuori il titolo visto sui social, qualcun altro ricorda il consiglio di un’amica, il suggerimento  ascoltato in un podcast o letto nella recensione di un giornale. C’è chi parla di un autore suggerito da un influencer della lettura, chi porta un libro scoperto in libreria, chi invece desidera tornare a un classico.

Ci accorgiamo allora di quanto sia diventato difficile scegliere un libro in mezzo alle continue sollecitazioni che arrivano dai social, dalle case editrici, dalle classifiche, dai gruppi online, dai booktoker e dagli studiosi. I libri scorrono continuamente davanti ai nostri occhi e spesso il rischio è quello di rincorrere il titolo del momento senza riuscire davvero ad ascoltare ciò di cui avremmo bisogno come lettori.


Anche grazie ad altre letture effettuate,  durante queste conversazioni, emerge anche un’altra consapevolezza. Alcuni libri non restano soltanto “libri letti”, ma diventano parte della nostra formazione personale.

È ciò che raccontano molti autori che hanno scritto delle proprie letture come esperienze di vita. Virginia Woolf nel suo “Il lettore comune” parla della libertà del lettore che legge per piacere e per necessità interiore. Italo Calvino, in “Perché leggere i classici”, ci ricorda che i libri cambiano insieme a noi e che ogni rilettura è diversa perché diverso è il momento della vita in cui avviene. Anche Massimo Recalcati in “Il lapsus della lettura, Alba Donati in “La libreria sulla collina”, Bianca Pitzorno in “Donna con libro”, Guendalina Middei in “Non rinnegare il cuore” e molti altri mostrano come leggere significhi spesso cercare parole capaci di interpretare emozioni, relazioni, inquietudini e cambiamenti.


Così, mentre si cerca il titolo per il mese successivo, il dialogo lentamente cambia direzione. Non si parla più soltanto di “quale libro scegliere”, ma di quali libri abbiano lasciato una traccia nella nostra vita. Qualcuno ricorda il romanzo letto in adolescenza, qualcun altro il libro incontrato in un momento difficile, qualcun altro ancora il personaggio letterario che continua a tornare nei pensieri. I libri diventano allora una forma di autobiografia indiretta: raccontando ciò che leggiamo, raccontiamo anche qualcosa di noi.


In questa prospettiva appare particolarmente significativo il recente  libro “ Leggere per raccontarsi” di Luigi Gavazzi, che mette al centro proprio il desiderio dei lettori di condividere storie di vita attraverso le letture. Nei gruppi di lettura questo accade continuamente: un romanzo apre ricordi, associazioni di idee, racconti personali, esperienze vissute. La lettura non resta chiusa nella pagina, ma entra nelle relazioni e nella memoria.

Per questo funzionano  bene pratiche come la lettura condivisa, i laboratori autobiografici, le maratone di lettura, le conversazioni attorno ai libri o i semplici momenti in cui le persone raccontano perché un determinato testo sia arrivato nel momento giusto della loro vita.


Forse è proprio questo il senso più profondo della lettura oggi. Non leggere per seguire una moda o accumulare titoli, ma trovare libri capaci di entrare in relazione con la nostra esperienza. Perché, in fondo, ogni lettore costruisce sé stesso anche attraverso i libri che sceglie, ricorda e condivide con gli altri.